Sono passati già due mesi da quando Monica non c’è più. La vogliamo ricordare così:
Omelia di don Marco Fibbi alle Esequie (15/01/2026)
A chi appartiene il regno di Dio? A chi lo sa accogliere come un bambino, con la semplicità, l’umiltà, la consapevolezza di non esserne degno, di un bambino? Tutt’altro.
Con la presunzione che il padre, la madre, faranno di tutto per darti il meglio, la cosa migliore, anche se non te la fossi meritata del tutto o per niente, ma solo perché il papà o la mamma ti vogliono bene! I bambini vanno da Gesù senza timore e Gesù li accoglie proprio in questa loro “sfrontatezza” di non chiedere il permesso, come facevano tutti gli altri prima di presentarsi al suo cospetto. E penso che un po’ Monica era così, nella sua pretesa continua di ottenere quello che voleva perché lo voleva, senza malizia, ma nella più assoluta confidenza che chi le voleva bene glielo avrebbe dato, senza farglielo pesare. S. Paolo lo spiega dettagliatamente: quello che conta davvero nella vita è solo una cosa: Essere amati, vivere dell’amore che si riceve, nonostante tutto quello che possiamo essere di buono o di meno buono, di capacità o di conoscenza o risorse o potere che si ha, se non si viene amati, se non si riconosce negli altri quel tanto di valere, di contare per essere amati, stimati, considerati, purtroppo la vita si fa pesante e dolorosa, come credo sia stata la vita di Monica fino all’incontro con l’amore di chi ha saputo accogliere lei e la vita che stava per nascere in lei. Non è che dopo tutto sia stato risolto e la vita si sia fatta improvvisamente tutta facile e senza ostacoli, ma almeno un punto fermo c’è stato e anzi, con l’andare gli anni, forse i punti di riferimento sono diventati anche più di uno. L’amore è contagioso, e quando si vuole bene in più persone c’è anche la possibilità di confrontarsi e correggersi l’un l’altro, aiutando anche ad accettare punti di vista diversi e suddividere il peso delle responsabilità, quando un singolo sente di dover portare il peso dell’altro e non si è più soli nel farlo. L’amore è così: tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta, ma se ad amare si è in più persone, davvero l’amore non avrà mai fine. Adesso noi vediamo in modo confuso e tu Monica vedi il Signore faccia a faccia. Che il tuo precederci nella via verso il Signore ci faccia crescere nella fede e nella speranza, che il Signore accolga tutti i suoi figli e figlie, anche chi non pensa di meritarlo, nel suo regno fatto apposta per i bambini.

La lettera di Micaela: Ciao Mamma
Cara mamma,
non so perché la vita sia stata tanto dura con te, ma si dice che Dio affidi le battaglie più difficili ai suoi soldati migliori.
Ringrazio la vita per avermi dato la possibilità di avere una madre come te e poter conoscere il vero significato della parola “amore”. Hai fatto la scelta più difficile che una madre possa prendere: allontanarsi da sua figlia, una figlia che hai amato a tal punto, da rimanere sola in mezzo a una strada pur di non rinunciare a lei.
Non so davvero da dove iniziare per descrivere la donna che sei stata, nonostante le enormi difficoltà che la vita ti ha messo davanti. Spero di avere solo un quarto del tuo coraggio e del tuo buon cuore. Spero di essere riuscita a donarti che hai sempre meritato e che tu possa essere fiera e orgogliosa di me.
Non so ancora come fare a imparare a vivere senza di te, ma so che ci sarai sempre, ovunque andrò. Ti prometto che farò del mio meglio.
Mi dispiace tanto, mamma, ho il cuore spezzato, il cuore che batte forte e faccio fatica a respirare. Speravo di svegliarmi e che fosse tutto solo un brutto sogno. Avrei voluto proteggerti da tutta questa sofferenza, dal dolore e dalle brutte persone che ti hanno fatto del male. Avrei voluto proteggerti da questo mondo cattivo e ingiusto. Mi consola sapere che adesso ho due angeli in cielo e so che sicuramente sei accanto a mamma Gabri.
Grazie, mamma, per tutto quello che hai fatto per me.
Grazie per aver fatto entrare nelle nostre vite zia Paola, che ci ha accolto nella sua casa. Insieme abbiamo costruito una famiglia e noi una famiglia non l’avevamo mai avuta.
Grazie per avermi fatto avere tutte le possibilità che ho potuto avere, grazie ai miei splendidi genitori adottivi.
Grazie alla mia famiglia, perché non avrei potuto desiderare famiglia migliore di loro, se avessi potuto scegliere.
Ciao mamma, che la terra ti sia finalmente lieve.
So che un giorno ci rivedremo e quel giorno non ci lasceremo più.
Micaela
Carissima Monica,
è passato già un mese da quando ci hai lasciato. Ci siamo voluti tanto bene e ci vogliamo ancora tanto bene. Ci siamo arrabbiate e ci siamo perdonate infinite volte, facendo ogni volta un nodo nella corda che ci legava e abbiamo costruito un rapporto di vere sorelle, una collana di gesti di condivisione e di vita. Ogni mattina mi portavi il caffè in camera e con questo gesto mi comunicavi il tuo affetto, la tua vicinanza, la tua gratitudine.
La vita è stata dura per te, ma tu l’hai saputa trasformare: quella famiglia che non avevi mai avuto, l’hai saputa costruire attorno a te e sei riuscita ad attorniarti di tanti amici che ti hanno voluto bene così come sei, anzi proprio perché eri così come eri.
Quanti gesti di attenzione e di cura hai saputo vivere con tanti, ma soprattutto con tua figlia, verso la quale hai vissuto il massimo dell’amore. Si, tu l’hai voluta così bene, da sapere che non avresti potuto darle quello che le era necessario per crescere libera e felice, e l’hai donata ad un’altra bella famiglia che ti ha sempre rispettata ed ha sempre riconosciuto il tuo ruolo. E questo grande dono è ritornato a te. Tua figlia ti ha voluto bene e ti è stata vicina sino all’ultimo momento della tua vita.
Davvero Monica, tu sei stata la fondatrice della nostra associazione di volontariato. Attraverso di te abbiamo conosciuto i bisogni di una madre che è sola e abbiamo cominciato a metterci in servizio delle numerose madri che sono passate nella nostra storia. Grazie Monica! Sono certa che il Signore ti ha accolto nelle sue braccia e attraverso di Lui continui a stare vicina a tua figlia e a tutti i tuoi veri amici. ADDIO!
Ciao Monica,
Paola Lamartina

Ciao Monica,
in questo mese, spesso il pensiero è volato a te, al tempo trascorso insieme, alle uscite, alle passeggiate alle giostre, a tutti i pesciolini vinti da Micaela, Chiara o Valentina lanciando palline nelle bocce, alle chiacchiere, alle confidenze, alle risate, alle lacrime, alle frequenti telefonate che finivano sempre con “Ti voglio bene!”, detto da entrambe.
E allora il ricordo malinconico si trasforma rapidamente in un ampio sorriso.
E i ricordi belli riaffiorano: quanto abbiamo aspettato Micaela, continuando a lavare e rilavare nell’attesa vestiti già puliti!
Non l’avevo ancora vista, ma già la conoscevo attraverso le tue parole.
Un tempo era una nostra abitudine: pizza, birra e l’immancabile gorgonzola.
Ripenso alle continue telefonate che anticipavano di mesi e mesi il tuo compleanno. Si parlava del regalo, del menù e degli invitati… “Stefania, non dimenticare le candeline!” e la sera del compleanno le immancabili fotografie di ogni momento e con ogni inviato, quasi a fermare ogni singolo istante… poi la stampa delle foto, trofeo del grande evento.
Mi manchi… eri l’unica che riusciva a dare tregua ad una lunga riunione: dopo diversi squilli, non si poteva non rispondere.
Un anno a Pasqua, non ricordando quale cioccolata mi piacesse, mi portasti uova di tutti i gusti.
Questi momenti mi fanno compagnia perché non serve dimenticare per andare avanti: a volte sono proprio i ricordi che ci permettono di rimanere interi.
Ti voglio bene!
Stefania e Damiano
Monica è stata una donna di grande forza e sensibilità, capace di lasciare un segno profondo nelle persone che l’hanno conosciuta. Il suo ricordo vive nei piccoli gesti, nei valori e nell’amore che ha saputo donare. Anche se non è più presente, la sua luce continua ad accompagnare chi le ha voluto bene.
Aki

Monica carissima,
ci siamo conosciute 35 anni fa e subito siamo diventate amiche. Ci siamo volute bene; e a distanza di tanti anni continuiamo a volerci bene.
Quando ero giovane uscivamo qualche volta insieme, andavamo a visitare Roma, prendevamo il battello sul Tevere, si mangiava la pizza ed eravamo contente. Poi io, che sono molto vecchia, ho dovuto rallentare e tu con delicatezza estrema l’hai capito e mi chiedevi ogni tanto di andarla a trovare e mi avresti fatto un caffè leggero! Organizzavi i tuoi compleanni mesi prima e ordinavi per me cose particolari, per non farmi stare male! Dimostravi sempre la tua sensibilità e attenzione alle persone che amavi, con piccoli gesti quotidiani, bellissimi!
Nell’ottobre 2023 mi hai scritto una lettera e mi dicevi che per te sono come una mamma. Grazie. È una affermazione bellissima e anche io ti ho sempre considerata come una figlia, una figlia molto amata. Me ne rendo conto ancora di più oggi, da quando sei stata chiamata da Dio accanto a sé.
Mi mancano oggi le tue telefonate quotidiane, le tue richieste di consigli, i racconti dei tuoi problemi, il tuo affetto, anche quando, qualche volta, ti rimproveravo per qualcosa. Sapevi che lo facevo per affetto e con affetto. E i due cuori rossi, intrecciati sulla tua lettera del 2023 mi dicevano che l’hai sempre capito.
Continuerai a essere nel mio pensiero e nelle mie preghiere, ogni giorno. E la nostra amicizia continua così. Grazie carissima Monica.
Maria Teresa Tavassi
* Ciao Monica, come ti trovi?
Guarda sr. Sonia, è bellissimo quassù! Non credevo fosse tanto bello! Ho trovato Loriana, Franca, siamo tutte felici, in piena salute e.… giovanissime… Tutte le cose dolorose che abbiamo passato prendono un altro significato qui… Ci sono tante persone buone che mi vogliono bene qui. Sai che per piccoli gesti di generosità che abbiamo compiuto sulla terra c’è una ricompensa, ma che ricompensa enorme! Io non me ne accorgevo nemmeno quando usavo una gentilezza a qualcuno… E penso con tanta riconoscenza a chi ha aiutato me o altre persone, sai… adesso non esiste nemmeno il sospetto e la gelosia!!! Tutto è così limpido…! Io vi penso sempre, penso a Micaela, a Paola, a Massimo, a Maria Teresa, a te… qui pensiamo sempre a tutti voi e preghiamo per voi.
* Ti ringrazio carissima Monica, e anch’io, anche noi preghiamo per voi…. E, dimmi, tutte le cose che volevi chiedere al Signore quando lo avresti visto?
Ho chiesto tutto e mi ha spiegato tutto… E tante altre cose ancora ho capito.
Adesso non te le posso dire, ma vedrai anche tu… Adesso ti devo lasciare.
* Un abbraccio Monica, ci sentiamo a presto!!! Mi chiamavi sempre sulla terra, era una bella consolazione anche per me… adesso continua ancora, mi raccomando.
Ma certo, adesso non ho più nessuna preoccupazione…
Suor Sonia

Omelia di Monsignor Giuseppe Marciante – Messa in memoria di Monica del 23/02/2026
Carissimi fratelli e sorelle,
il bene che Ain Karim ha fatto a Monica, e quello che Monica ha fatto a noi, non può fermarsi: deve continuare.
Ricordo bene che il legame tra Monica e noi è nato grazie alle nostre Suore delle Poverelle, che ci hanno affidato una consegna molto semplice e molto grande: accoglierla, custodirla e, soprattutto, volerle bene.
Monica era la semplicità fatta persona.
Una semplicità che, a volte, è stata ferita, quasi violata, come quando si ferisce la purezza di una bambina. Il suo animo, infatti, era proprio quello di una bambina: in lei non c’era malizia.
Per questo mi tornano alla mente le parole di Gesù nel Vangelo:
«Molto ti è perdonato perché molto hai amato» (Lc 7,47).
Ecco, Monica era una donna che amava.
Amava con semplicità. Amava con generosità.
Molte volte, però, il suo amore non è stato corrisposto.
Monica era profondamente legata a sua figlia Micaela, perché nella sua bambina trovava una risposta all’amore che lei donava con tanta semplicità e con una straordinaria generosità.
Semplicità e generosità: questi sono stati due segni profondi impressi nella vita della nostra Monica.
Se noi avessimo accolto Monica giudicandola, forse non sarebbe mai diventata la Monica che abbiamo conosciuto, soprattutto negli ultimi tempi.
Lei, invece, è stata accolta con amore, non con il giudizio.
E quando si ama davvero, non c’è separazione tra Cristo e le persone che si amano: c’è unità.
Il Signore, nel Vangelo, dice una parola molto chiara:
«Quello che avete fatto ai più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).
È come se Gesù ci dicesse: se vuoi cercare me, devi cercare l’altro. Perché io non esisto senza l’altro.
Questa è la grande lezione del Vangelo. Una lezione che ci mette al riparo da una spiritualità disincarnata e, proprio per questo, non cristiana.
Amare Dio significa amare l’altro.
Non possiamo vivere questa scissione interiore: non si può amare Dio senza amare l’altro, perché nell’altro è presente Dio.
Carissimi, questa è la lezione che ci viene dalla vita di Monica. Nella Casa Famiglia lei è stata amata da tutti. E se fosse stata amata anche in ospedale, forse non avrebbe sofferto così tanto.
Ci sono luoghi — come l’ospedale o il carcere — dove amare è ancora più necessario.
Perché se in quei luoghi non si ama, si rischia di fare grandi danni.
La legge dell’amore è una legge di verità:
l’amore è la verità sull’uomo.
Solo se ami puoi recuperare tutto; se non ami, perdi tutto.
Il Vangelo è davvero straordinario.
Dove possiamo trovare parole così belle e così profonde?
Ma il Vangelo non è solo da leggere.
Il Vangelo è da vivere.
È da gustare.
Solo quando ci abbandoniamo alla vita evangelica possiamo sperimentare la bellezza e la gioia di ciò che il Vangelo ci dice. In esso è racchiusa tutta la bellezza del mondo.
Gli amici ospiti di questa casa ci insegnano tante cose.
Il passaggio di tante mamme tra noi è una continua lezione su che cosa significhi amare.
E ce lo insegnano soprattutto attraverso le difficoltà.
Perché è proprio dentro le difficoltà di un rapporto che si impara ad amare.
Quante volte Monica ci ha messo alla prova!
Ma questo metterci alla prova, in fondo, significava una cosa sola: vedere fino a che punto arrivava il nostro amore per lei. E questa è la domanda vera che il Vangelo ci pone: fino a che punto riesco ad amare? Fino a che punto mi lascio vincere dal Vangelo?
Solo chi ama può vivere davvero felice.
Certo, possiamo anche sbagliare. Possiamo amare in modo imperfetto. Ma non ci si può mai pentire di aver amato. Perché è nell’amore che l’uomo vive e scopre sé stesso.
Nell’ultima telefonata con Monica, mi diceva che stava male e chiedeva di essere consolata. Il suo pensiero, il suo grande amore, era sempre sua figlia Micaela: la luce dei suoi occhi.
Monica ci ha donato dolcezza, affetto, stima, ammirazione e soprattutto una grande semplicità. Una semplicità senza malizia.
Forse proprio questa sua capacità di amare la portava, qualche volta, anche a sbagliare.
Ma il suo amore e la sua gratitudine sono rimasti fino alla fine.
Ora mettiamo tutto nelle mani del Signore.
Ricordiamo anche Anna Laura, che ha vissuto un cammino di cambiamento, una vera metamorfosi. Anche lei, come Monica, ha conosciuto una morte precoce. E a Micaela voglio dire una parola dal profondo del cuore: accogli questa morte precoce. Non lasciarti vincere dalla fragilità e dall’angoscia.
Prova invece a dire a Dio: “Grazie, Signore, perché mi hai donato questa mamma.”
Amen.



